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CONCLUSA LA PRIMA ‘GIORNATA DELLA SOLIDARIETA’. IL RICAVATO INTERAMENTE DEVOLUTO ALL’ORATORIO DI SUOR LUCIA.

Written by cittamica. Posted in Attività e iniziative, Attività sul territorio

Una vera e propria ‘giornata della solidarietà’ a sostegno dell’oratorio Giovanni Paolo II di Librino è stata promossa dall’associazione civica ‘Città Amica’ in collaborazione con il movimento ‘Gioventù Italiana’, in occasione della quale i dirigenti e i militanti dell’associazione hanno venduto i dolci preparati dai ragazzi dell’oratorio e dai tanti pasticceri catanesi che per l’occasione hanno preparato e donato alcune delle proprie specialità pasticcere. L’intero ricavato è stato quindi interamente devoluto per le attività dell’oratorio.

“Con questa iniziativa -ha spiegato il dott. Nicola Grassi, responsabile del dipartimento volontariato dell’associazione ‘Città Amica’- abbiamo voluto dare un piccolo segnale di vicinanza all’importante lavoro svolto dalla tenace Suor Lucia e dal suo oratorio che, già da diversi anni, rappresentano un importante avamposto di legalità e formazione per le giovani generazioni di Librino”

All’iniziativa, ha partecipato anche il consigliere comunale Manfredi Zammataro che ha rimarcato l’importante ruolo svolto sul territorio da parte degli oratorii e delle tante associazioni di volontariato del mondo cattolico e laico che spesso colmano le gravi lacune lasciate dalle istituzioni”. L’associazione fa sapere che ha in programma analoghe iniziative   che svolgerà nei prossimi mesi”

 

La madre partorisce e muore subito. La bimba muore dopo 14 giorni. Inviato esposto alla procura di Catania

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una giovane donna, Josefa Cavallaro di 35 anni, è morta ieri sera all’ospedale ‘Garibaldi’ di Nesima. La donna il 2 aprile in seguito a dolorose contrazioni, decise di rivolgersi al pronto soccorso. Ricoverata al reparto di ginecologia, controllata dal responsabile del pronto soccorso ostetrico, la mattina dell’11 aprile secondo quanto riferito dal marito <<protestò perché il braccio si era gonfiato,per una flebo mal controllata. Non so se l’ago era andato fuori vena o se era accaduto qualcosa di peggio, ma fu diagnosticata una flebite al braccio sinistro. La situazione deve essere precipitata e il 12 aprile, alle due del pomeriggio quando hanno deciso di portarla in sala parto, senza neanche avvertire i parenti», ricostruisce il marito, rimasto fino a tarda sera nei corridoi dell’ospedale finché lo stesso primario gli disse che non c’era stato niente da fare, a quanto pare <<la placenta era attaccata con l’utero e non veniva facilmente via>>.Queste sono sono solo alcune delle frasi

riportate nell’esposto alla Procura presentato da Palomba. La figlia della donna invece ha lottato disperatamente per 14 giorni contro una violenta infezione che alla fine l’ha strappata alla vita “E’ quanto denuncia in una nota ‘l’osservatorio sulla malasanità e i diritti del malato’ promosso dall’associazione CODICI  onlus in collaborazione con l’associazione politico-culturale ‘Città Amica’ secondo quanto appreso dal portale quotidianamente.net che ha diffuso la notizia.

L’osservatorio che opera su tutto il territorio regionale e che da tempo monitorizza la qualità dei servizi ospedalieri e assiste le vittime di malasanità grazie anche alla collaborazione di professionisti volontari, fa sapere che non appena ha appreso la notizia della morte della giovane donna, ha dato mandato ai propri legali di predisporre un esposto alla procura della repubblica di Catania per chiedere di far luce su questa storia e preannunciando fin da ora che in caso di rinvio a giudizio le associazioni Codici e Città Amica si costituiranno come parte civile “La sanità ha perso di vista la centralità del paziente –  continua la nota dell’osservatorio – per questo è necessario reindirizzare il servizio a favore dei cittadini. E’ necessaria –prosegue-  una Legge sui diritti del malato  per evitare decisioni barbare che contrastano con il diritto ad essere curati e soccorsi in adeguate condizioni mediche”.

“Il sistema sanitario regionale è pieno di contraddizioni, tagli dei posti letto e pazienti che stazionano ore e giorni  in barella nelle corsie degli ospedali, in attesa di essere trasferiti in altre strutture; ospedali fatiscenti, carenti di macchinari, di dotazione di posti letto.  Il territorio siciliano –continuano Codici e Città Amica- con gli ultimi casi verificatisi negli ospedali catanesi e palermitani, si presenta come una Regione dalle pesanti e gravi inefficienze nel servizio sanitario pubblico. La Sicilia infatti è la seconda regione italiana per sospetti casi di malasanità. Secondo i numeri forniti dalla commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari, che ha raccolto i dati sulle morti avvenute in corsia per presunti errori dei medici o disorganizzazione del sistema: dall’aprile 2009 al settembre 2011 la commissione ha conteggiato, tramite denunce sui giornali o segnalazioni dirette, 91 casi di malasanità nell’Isola, di cui 66 con morte del paziente. Peggio ha fatto solo la Calabria, con 97 segnalazioni e 78 decessi. Il ‘Centro per i Diritti del Cittadino’ insieme all’associazione ‘Città Amica’, fanno presente che chiunque voglia segnalare un caso di malasanità o di disservizio sanitario lo puo fare recandosi personalmente presso lo ’sportello dei diritti del malato’ aperto nei giorni di martedì e giovedì dalle 16,30-19,30 nella sede di Catania, in via Pietro Toselli, 47/D (tel. 095.8263253), collegandosi al sito www.cittamica.org o  inviando un email a codici.catania@codici.org

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Denunciò l’usura bancaria «Abbandonato da tutti»

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di FABIO AMENDOLARA

POTENZA- Da oltre nove mesi attende che dalla Regione Basilicata gli facciano sapere se quei soldi del fondo antiusura gli spettano oppure no. «Non voglio morire di burocrazia», dice Michele Satriani, vittima di usura bancaria (il processo contro sei direttori di banca è in corso davanti ai giudici del Tribunale di Potenza). Non riesce, nonostante la legge regionale lo preveda, a farsi pagare gli onorari dei suoi legali. La risposta degli uffici regionali: «C’è il patto di stabilità» e i pagamenti sono bloccati. Lui rischia di trovarsi senza difensori.

Signor Satriani, è solo il patto di stabilità a bloccare i soldi del fondo antiusura?

«Più volte i funzionari della Regione mi hanno riferito questo. Ma è anche colpa del regolamento attuativo della legge regionale».

È carente?

«Non è mai stato approvato».

Fermo nelle commissioni della Regione?

«Mi dicono che è al vaglio del dirigente dell’ufficio Affari istituzionali».

Da quanto tempo è fermo lì?

«Da un po’. Il problema è che le leggi nazionali nel frattempo sono cambiate e c’è il rischio che il regolamento regionale nasca già vecchio e superato».

Al momento come si accede al fondo antiusura?

«L’accesso è talmente complicato e la legge regionale così ingarbugliata che non sarà mai elargito un euro per le vittime».

Di recente, però, sono stati erogati circa 300mila euro per le attività antiusura.

«Mi chiedo dove vadano a finire quei soldi. E mi sento di parlare a nome di tante vittime che, come me, non hanno ancora ottenuto aiuti».

Ma lei non si è rivolto alle associazioni?

«Certo che mi sono rivolto alle associazioni ma quando ho detto che mi serviva assistenza legale, perché dovevo denunciare i miei usurai, mi è stato risposto che le associazioni non fornivano questo servizio».

Le hanno offerto solo supporto psicologico?

«Io sono molto pratico. Alle associazioni ho chiesto quello che mi serviva e non mi sono state utili. Secondo me i soldi del fondo antiusura servono solo a mantenere le persone che lavorano in quegli uffici».

Come correrà ai ripari?

«Non voglio morire di burocrazia. Per pagare gli avvocati sarò costretto a chiedere l’ennesimo aiuto a qualche parente o a qualche amico».

 

fonte:www.lagazzettadelmezzogiorno.it

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